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L'Amerigo Vespucci

  Ed eccoci a  trattare della nave, attualmente considerata : “la più bella del mondo”. Realizzarla mi  è costata tanta fatica per la ricerca dei particolari. Realizzai la mia prima Vespucci una quindicina di anni fa, con i piani di costruzione della Mantua, in scala 1:100. Non avevo le capacità e l’esperienza di adesso, e quindi mi affidai totalmente a ciò che leggevo su quelle tavole. A lavoro finito, io, mi sentivo appagato, ma ben presto cominciai ad avere le prime critiche. I colori dello scafo non erano quelli della Vespucci : la Mantua privilegia lo scafo bianco con le strisce nere anziché il contrario. I particolari poi, molto approssimativi e alquanto scarsi.


                            
 

Un giorno, poi, l’occasione da tempo sognata : visitare l’Amerigo Vespucci.

Era il mese di maggio del 2001, il Vespucci era in visita al porto di Vibo Valentia, quale migliore occasione !!!  Mi misi in macchina e via , alla volta del porto di Vibo Marina. Era lì, in tutta la sua magnificenza, e con mia grande sorpresa potevo salire a bordo.Non ci potevo credere !!!  Feci fuori due rullini da 36 pose, le macchine digitali ancora non erano in auge. Cercai di fotografare il più possibile, ogni minimo particolare divenne una foto, fu un’esperienza emozionante, ma soprattutto avevo del materiale con cui confrontare il mio lavoro. Sviluppate le foto, la delusione fu grande!!! Il modello che avevo realizzato era tutta un’altra cosa rispetto a quello che vedevo sulle foto. La decisione fu immediata. Smontai tutto, rimase solo lo scafo che venne rastremato e ricoperto con un fasciame nuovo, da lì ricominciai a ricostruire il nuovo Amerigo Vespucci. 
Ci volle un anno di lavoro, avevo ricostruito il modello sulla base di quelle foto. Non mi sentivo ancora soddisfatto, sapevo di poter realizzare qualcosa di meglio. Quel modello venne esposto in parecchie mostre di modellismo, suscitando molto interesse, ma io restavosempre del parere che si poteva fare di meglio. Decisi di venderlo , con il ricavato avrei realizzato un Amerigo Vespucci più grande e particolareggiato.
Trovato l’acquirente, (dopo parecchio tempo), il 10.06.2003 iniziai la costruzione del nuovo modello.


 


 


   



   



   
Io all prese con i fori degli oblo'


   
Fin qui la realizzazione dello scafo.

Inizia l'opera dei costruzione delle sovrastrutture e l'alberatura

           
Il ponte di prua

        
Il ponte di poppa

      



        

Terminata l'alberatura vengono fissate le undici scialuppe che sono imbarcate
 - 1 lancia baleniera
 - 4 barche a remi
 - 4 barche diesel
 - 2 motoscafi cabinati.
 
E alla fine di tre anni di lavoro ecco il risultato


         
Attualmente è sistemato in una teca, nel Museo delle Armi di Catanzaro.


Ecco alcune foto della nave reale e alcune foto del mio modello :




 


 



   










Non parlerò della storia del Vespucci, gli appassionati del modellismo navale, credo che la conoscano a memoria, e anche i non addetti ai lavori.
Per saperne di più e ancora di più, vi invito a visitare il sito, che con amore e passione per questa nave, ha realizzato un'amica : Roberta,
basta cliccare sul link che ho immancabilmemte inserito ; vi farà conoscere la nave in ogni sua parte, vi descriverà l'alberatura, la velatura... e tutto quello che c'è da sapere sull'Amerigo Vespucci
E' comunque una nave che affascina, lo testimoniano le lunghe file di attesa per visitarla, in qualunque porto dove essa attracca.
Proprio sabato scorso, 27.09.08, a Reggio calabria, in occasione del 17° raduno dell'Associazione Nazionale Marinai d'Italia,  ho avuto per la seconda volta il piacere di salire a bordo.

                

    
                            Insieme a mia figlia CHIARA
                 
              

                                   e mio cognato EMILIO

              

                                               sotto la polena


               

                                    sul ponte di poppa

              

                                          argano di poppa

Praticamente la conosco a memoria, vuoi per averla già vista e soprattutto per il lungo lavoro svolto per ricostruirla in scala, ma è sempre una grande emozione  salirci a bordo.
Visitatela,  quando vi si presenterà l'occasione, è una di quelle cose che nella vita vanno fatte !!!

Ho scritto che il mio modello si trova attualmente nel Museo delle Armi di Catanzaro.
Il perchè è presto spiegato.
L'anno scorso, nel parco della Biodiversità di Catanzaro è stato inaugurato il Museo delle Armi, all'interno del quale è allestita una mostra permanente di armi e divise militari della prima e seconda guerra mondiale, nonchè reperti storici e alcuni documenti originali del periodo fascista, la ricostruzione di una trincea, un ospedale da campo e un piano dedicato al periodo Napoleonico con divise dell'epoca, corazze,
elmi e diorami.
E allora, quale migliore occasione ?


                               
    Ed eccola nella sua  teca a far bella mostra di se



L'ospedale da campo

                                           
Alcune divise del periodo fascista




nostromo61 · 2636 visite · 6 commenti
Categorie: Articoli
29 Set 2008

ROYAL CAROLINE

Molte vicende, relative alla dinastia reale inglese di Hannover, sono legate a questa elegantissima nave.
A parte l'estetica , la Royal Caroline segnò un punto importante nella storia delle costruzioni navali inglesi, perchè fu la capostipite di una lunga serie di fregate durante il periodo del predominio inglese sui mari, periodo in cui la monarchia ebbe una parte attiva sul governo dello stato.

                                      




La Royal Caroline venne utilizzata come yacht reale, rappresentò la sintesi del sapere e dell'esparienza dei cantieri navali inglesi, il prodotto di una lunga evoluzione.
Facendo un passo indietro, in realtà ci furono due navi che vennero utilizzate come yacht reali.
Siamo nel 1700 a Sheermes, viene varata la prima delle due navi: la Peregrine Galley.

                           
                               


Dopo un lungo servizio nella Royal Navy questa imbarcazione venne ristrutturata e ribattezzata con il nome di Royal Caroline.
La seconda nave, fu progettata sin dall'inizio come yacht della famiglia reale e uscì dai cantieri navali di Deptford nel 1749.

                                    

La vecchia nave fu restituita alla Royal Navy e riacquistò il suo nome originario.
Purtroppo fu vittima di un tragico destino, affondò con tutto il suo equipaggio nel 1761 nella baia di Biscay.

                              

Nello stesso anno la Royal Caroline venne ribattezzata con un nuovo nome:
Royal Charlotte e restò al servizio della famiglia reale, navigando fino al 1805, per essere smantellata completamente nel 1820.
nostromo61 · 904 visite · 1 commento
Categorie: Articoli
23 Set 2008

Altra piccola realizzazione

IL VICTORY



Questo modello ha uno scafo costituito da un unico pezzo di abete, lavorato con raspa e rifinito con carta vetrata.
Ho cercato di renderlo più realistico possibile viste le dimensioni !!!!!




                             


                    



                   



                   



                  

Grande quanto un paio di occhiali per bambini.

Ma il Victory merita uno spazio molto più ampio per poterlo raccontare.
Un modellista non può esimersi dal costruire questa  prestigiosa nave ed è appunto uno dei miei prossimi impegni.
nostromo61 · 151 visite · 2 commenti
05 Set 2008

IL S.FELIPE

Lo scafo di questo modello è praticamente terminato, come documentato dalle foto,
però vanno realizzate tutte le infrastrutture, le decorazioni e ovviamente l'alberatura.
Prometto che da questo punto in poi documenterò le varie fasi, fino alla realizzazione finale.















Lo specchio di poppa. 

In genere tutte le parti decorative, le finestre, eventuali porte, si trovano in commercio o in dotazione nelle scatole.

Le finestre che vedete e la decorazione sottostante, sono frutto della mia pazienza.

La decorazione è venuta fuori intagliando un listello in noce 2x6 mm. Per quanto riguarda le finestre cè un lavoro certosino di assemblaggio di piccolissimi pezzetti di listello 1x2mm su di una base bianca. 



                             
Quello che sto mostrando è la realizzazione dei finestroni del cassero di poppa.
Dopo aver preso le misure dell'ampiezza totale, su di una base bianca si disegnano porte e finstre. Con un listello 1x2mm si delimitano i vari telai che comporranno le finestre e la porta centrale,


                               gli spazi verranno coperti con un listello in mogano dallo spessore di 0,5mm, in modo da dare profondità.
Ecco il lavoro finito:



                            



                             

Con lo stesso procedimento:


                            


                            
ho realizzato i finestroni del piano superiore di poppa, ed ho provveduto a fissare l'impianto della balconata inferiore.

Quindi, dopo aver fissato anche la balconata superiore, si procede per la ringhiera con le relative colonnine e passamano:

le colonnine sono alte 8mm, 


                         

per cui bisogna che vengano fissate in maniera stabile. Si pratica un foro da 0,75 mm alla base, nel quale si fissa un pezzetto di filo di ottone 



                        

che servirà per una maggiore presa.
Si procede alla posa delle colonnine, distanziate in modo regolare, si fissa il corrimano

                        

e con lo stesso procedimanto operiamo per i ponti



                        



                                       
                           

nostromo61 · 334 visite · 0 commenti
Categorie: Sezione pratica
03 Set 2008

HMS BOUNTY

Per molti questa nave è la protagonista dei film, girati per l'ammutinamento del suo equipaggio.
La storia di questa nave si colloca nel XVIII secolo.
Fino ad allora l'inghilterra aveva colonizzato parecchio, per cui una delle primarie esigenze divenne l'approvvigionamento dei coloni.
Alcuni anni prima, grazie a J. Cook, fu scoperto l'albero del pane, e fu provato che da questo, tramite la lavorazione dei suoi frutti, si poteva ottenere una farina commestibile.
L'ammiragliato Inglese ebbe l'idea di trasportare e trapiantare queste piante, là, dove
una coltivazione in larga scala avrebbe risolto il problema della sussistenza ai coloni.
A tale scopo, nel maggio del 1787, fu scelto un veliero di 230 tonnellate, chiamato
BETHIA.
Lo scafo venne rinforzato e debitamente modificato nell'alberatura e nell'armamento, nonchè adattato per il trasporto di virgulti dell'albero del pane.



     

Il giorno 8 giugno del 1787 questa nave venne registrata nella lista della Marina Reale con il nome di BOUNTY.
L'onore del comando fu affidato al luogotenente di vascello Willian Bligh, ufficiale la cui abilità era maturata con l'esperienza avuta sotto il comando dello stesso James Cook.
Nel dicembre del 1787 il Bounty levò gli ormeggi dal porto di Londra.
Bligh tentò invano di doppiare il terribile Capo Horn, fin quando decise di far vela per Thaiti via oriente.
Finalmente ad Aprile il Bounty doppia Capo di Buona Speranza e sei mesi dopo getta le ancore nella baia di Matavai, è il 26 ottobre 1788.
Un così lungo viaggio non può che avere ripercussioni negative sull'equipaggio affaticato e duramente provato dalla vita di bordo.
In quell'epoca le condizioni di vita sulle navi, per i marinai, erano dure, la disciplina era ferrea, mantenuta all'occorrenza con la frusta.  Del resto i marinai erano uomini violenti e rissosi, talvolta reclutati contro la propria volontà.
Bligh era il tipico ufficiale inglese, il cui addestramento militare ben si adattava alle circostanze.  Per questo forse, dopo cinque anni trascorsi in quel paradiso naturale con abbondanza di cibo e di divertimento, la ciurma mal si adattò al viaggio di ritorno, ben sapendo quello che l'attendeva.
Caricate le piante sulla nave, sotto le direttive del Senior Garden Mr.David Nelson, il capitano dette ordine di ripartire.
Ma dopo soli ventiquattro giorni di viaggio, una parte dell'equipaggio si ammutinò, guidato dal secondo ufficiale Fletcher e si impadronì della nave.




                         


Il capitano Bligh e gli uomini rimastigli fedeli furono imbarcati su di una lancia, mentre il Bounty, con i suoi ammutinati, torno' verso Tahiti.
Bligh navigò per 400 miglia a prezzo di sacrifici enormi, giungendo salvo all'isola di Timor, dove denunciò alle autorità inglesi l'accaduto.
Frattando il Bounty, dopo aver sbarcato una parte dell'equipaggio a Tahiti, era giunto all'isola di Pitcairn dove Fletcher lo bruciò.
I marinai sbarcati a Tahiti furono ben presto catturati dalla fregata Pandora, inviata per ordine dell'Ammiragliato.
Fletcher morì a Pitcairn.
Nel 1809 una baleniera americana recuperò l'ultimo degli ammutinati: un certo Alexander Smith detto John Adams.
Willian Bligh, dopo aver navigato con il grado di Ammiraglio, morì a Londra nel 1817.



                         

                         


                         


                         



                        



                        



                       


Come si può notare dalle foto, il Bounty  era una nave a ponte unico, classica nave da esplorazione o da trasporto di quel periodo.
Il modello è in scala 1/60.
                          




                    



                      




              

nostromo61 · 278 visite · 2 commenti
Categorie: Articoli
01 Set 2008

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